Oenologist

Provo sempre un certo imbarazzo nel definirmi “winemaker”: per il modo in cui facciamo vino, mi sento più un “assistente” al processo di “metamorfosi”, di trasformazione dell’uva in vino…un processo che ha qualcosa di sacrale, di intimo, al cui cospetto possiamo solo mostrare stupore, rispetto e gratitudine, ogni volta.

Un rispetto che si manifesta a partire dalla nostra sensibilità ambientale, dico quella mia, di Federica, di Paolo, che ci ha portato fin da subito ad un modo di fare agricoltura sostenibile, inteso in senso ampio: il rispetto della terra, ma anche delle persone, delle relazioni tra noi e la realtà che ci circonda.
E il “fare” vino entra in questo solco: grande attenzione in vigneto, basse produzioni, uve sane, e minimi interventi in cantina, fermentazioni spontanee, nessun ingrediente aggiunto, rispetto delle fasi lunari…possiamo davvero chiamarlo “vino naturale”.

E’ in questo modo che si realizza il concetto di “Cru”: l’identità del vino strettamente legata all’azienda, al suo suolo, ai suoi lieviti, al territorio, alle persone che ci lavorano.

Marco Crotti tells us about the #harvest2019 of the Podere Giardino. “This year the harvest was particularly difficult because the month of May was cold and rainy, so the “season” started quite late.
The resulting harvest produced healthy grapes, but with very high acidity, which delayed the harvest even further, as we waited for the correct values; it was like a return to the past, harvesting in October! During the fermentation, however, all this has been rebalanced, proving that nature “knows best” what it has to do, and how to self-regulate.
Wine is a living entity, which transforms itself following natural cycles. Man is “only” an assistant to this transformation of grapes into wine, time and again. And each time we witness with wonder and with gratitude this miracle that the Earth gifts us. “